Psicologia dello sport: i punti di forza

Schermata 1In questo articolo vi presento il secondo fattore della S.F.E.R.A.®, (Sincronia, punti di Forza, Energia, Ritmo ed Attivazione), i punti di forza. Ogni atleta è in grado, o dovrebbe essere in grado, di riconoscere quali sono i suoi punti di forza; di questi ne esistono 4 tipi: fisici, tecnici, tattici e mentali. Perché dico dovrebbe essere in grado? Perché non tutti li conoscono, o per lo meno non si sono mai soffermati a ragionare sulle proprie capacità, sui propri cavalli di battaglia, oppure li conoscono superficialmente.

È molto importante guidare l’atleta alla scoperta dei propri punti di forza, perché saranno questi a fornirgli il coraggio e la sicurezza di cui ha bisogno quando sarà demotivato in allenamento, o quando dovrà affrontare una difficile competizione. Un esempio che possiamo fare di queste 4 caratteristiche di punti di forza può essere questo, prendiamo un calciatore: il suo punto di forza fisico potrebbe essere la velocità nella corsa, quindi lo scatto; come tecnica potrebbe essere molto portato per la conduzione della palla, come tattica potrebbe avere un buon talento nella lettura del gioco avversario, e come punto di forza mentale potrebbe essere dotato di un ottimo autocontrollo davanti alle provocazioni degli avversari.

Una volta che l’atleta riconosce i propri punti di forza, cosa si deve domandare?
La domanda che si deve porre è: sono in grado durante la competizione di sfruttare ed utilizzare al massimo i miei punti di forza oppure vista la situazione non riesco ad esprimerli al massimo delle mie capacità?
Per esempio può capitare che il calciatore che abbiamo preso in considerazione, nonostante in allenamento sia rapidissimo ed efficace a leggere il gioco avversario, in partita, in preda all’agitazione, abbia i riflessi più lenti, e perciò si faccia sorprendere dalla tattica dell’altra squadra. Partendo da questo esempio, il percorso che ogni atleta dovrebbe fare è quello di intanto individuare i punti di forza, e poi imparare ad utilizzarli al massimo livello, sempre.

Questo è molto importante, perché sempre all’interno di questo fattore è inclusa l’autoefficacia; cos’è l’autoefficacia? È quanto una persona si sente capace di svolgere un preciso e determinato compito da distinguere dall’autostima che riguarda l’unione di tanti diversi aspetti, e prende in considerazione la globalità degli aspetti della persona. L’autoefficacia è relativa a tante diverse situazioni, come per esempio l’autoefficacia di gioco di un atleta può essere alta quando si scontra con un avversario tecnicamente più preparato, perché questo lo stimola molto, e può essere più bassa invece quando riprende gli allenamenti dopo un periodo di convalescenza per l’influenza.

Un altro punto da tenere in considerazione all’interno di questo fattore è il concetto opposto ai punti di forza, ossia il limite. Il limite percepito, è il punto massimo dove l’atleta pensa di poter arrivare, impossibilitato ad andare oltre. Il limite è anche il concetto di ostacolo, di problema, di imprevisto! Tutto ciò andrà ad influenzare negativamente il fattore dei punti di forza, perché abbasserà l’autoefficacia e impedirà all’atleta di esprimere al meglio i suoi assi nella manica. Per esempio, prendendo sempre il calciatore di prima, se come punto di forza fisico ha la capacità di essere veloce, cioè rapido negli scatti, potrebbe considerare per lui un limite la capacità di resistenza, cioè di correre a velocità inferiore ma per più tempo, per lui potrebbe essere stancante e faticoso. Se il ragazzo in questione è cosciente di avere questo limite e lo ritiene tale, tenderà ad arrendersi facilmente davanti ad un’eventuale corsa prolungata, bisogna infatti insegnare agli atleti ad abbattere i propri limiti, ad impedire loro di bloccarli e frenarli.

Superare il limite significa credere nelle proprie potenzialità in modo da allenarsi e insistere per migliorare anche dove siamo più deboli, senza abbandonarsi alla tristezza e allo sconforto. Oltre al limite intrinseco dell’atleta c’è anche il limite riferito ad una determinata situazione, come può essere un campo scivoloso per via della pioggia che gli impedisce appunto di fare al meglio i suoi celebri scatti in velocità. È qui che l’atleta può fare la differenza, infatti ciò che distingue un atleta completo da un atleta in crescita è la capacità che egli ha di sfruttare i limiti e i problemi a proprio favore, anziché farsi frenare, come potrebbero fare per esempio gli altri calciatori, che magari userebbero come scusa l’erba troppo bagnata per giustificare gli errori; lui invece si sarà allenato anche sui campi più bagnati e nelle situazioni più difficili, abituandosi allo scivolamento! Così potrà veramente distinguersi dagli altri, e sfruttare il limite a proprio favore!

Ed ora sta a voi, quali sono i vostri punti di forza? E i vostri limiti da abbattere?

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