Psicologia dello sport e prestazione

Schermata 1Atleta come macchina da guerra? Atleta come fisico perfetto? O atleta come unità mente corpo? Molto meglio l’ultima! E’ sicuramente un concetto che tutti condividiamo, l’atleta non è un insieme di muscoli forti reattivi ed elastici, l’atleta è l’unione di un corpo ben allenato e pronto ad utilizzare le proprie risorse nella maniera corretta, nel momento giusto e con la massima consapevolezza di ciò che sta facendo. Ma quanti atleti realmente svolgono un allenamento mentale? Il problema è che l’atleta o l’allenatore, si rivolgono allo psicologo o al mental-trainer solo quando le cose vanno male. Sicuramente farà benissimo chiedere un supporto, ma è importantissimo capire che l’allenamento mentale non deve essere solo una soluzione di problemi, può essere semplicemente un ingrediente della ricca preparazione di base. Del resto il movimento dei muscoli, la coordinazione, la tecnica sono tutte qualità che partono dalla nostra mente, perché non cercare di ottimizzare allenamento e prestazione? Vediamo alcune situazioni che vengono considerate normale amministrazione ma che possono essere evitate o migliorate con un’adeguata preparazione mentale.

Alzino la mano gli atleti che i primi 5/10 minuti della competizione non rendono bene perché non sono ancora entrati in gioco. Viene considerata una cosa normale, basta rompere il ghiaccio e l’atleta aggiusterà presto il proprio tiro; è vero, è normale, ma perché non allenarsi ad essere pronti al momento giusto? Questo è possibile tramite alcuni esercizi di allenamento mentale.

Chi in allenamento o in partita non si fa influenzare dal pubblico, dall’arbitro che continua a remare contro, o dal tempo atmosferico, o dalla sfavorevole struttura del campo da gioco? Tempo, campo e comportamento arbitrale naturalmente non sono condizioni da noi modificabili, tuttavia, possiamo imparare come adattarci a queste diverse situazioni per renderli innocui e non farci distrarre dal realizzare una buona prestazione.

Chi di voi invece ha paura di perdere; e senza pensare a come sta giocando si concentra solo sul punto senza pensare a come farlo, e finisce per sbagliare movimento? Per esempio l’importanza di un rigore, o di un tiro di precisione con l’arco, o un salto dell’atletica. In quel momento in testa potrebbe frullare di tutto, o anche niente, o tante idee confuse, l’allenamento mentale ci può aiutare a pensare alla cosa giusta nel momento più importante.
C’è qualcuno invece che è spesso stanco? Che ha delle competizioni che durano 6-8 ore o allenamenti lunghissimi da integrare alle ore di lavoro quotidiane? Esistono molte tecniche per far conciliare tutto quanto per imparare a dosare la nostra energia.

Avete mai pensato invece: oggi non mi sento le gambe? Oggi mi sento rigido? Mi sento pesante? Imputando tutto al tempo, alla stagione, alla cena pesante, o al calo fisico? Sicuramente tutte risposte valide ma che possono essere considerate sotto altri punti di vista.

C’è qualche azione, movimento o gesto che fate fatica ad imparare? Sia perché è tecnicamente complicato, sia perché fisicamente non siete pronti? Anche in questo caso è possibile aiutare il corpo ad apprendere un nuovo movimento o a consolidare qualcosa di appena appreso, tramite le tecniche di visualizzazione, che sono utili inoltre in caso di stop per malattia o infortunio.

E ora allenatori, quando portate i vostri bambini alle partite o alle gare, cosa bisogna dire per rassicurarli? Come possiamo aiutarli a stare più tranquilli, e fargli godere di quel momento senza vedere nei loro occhi il desiderio di fuggire istantaneamente? Sicuramente ogni atleta o allenatore si è tramandato una serie di frasi ad effetto o regole pre-gara dalle precedenti generazioni, certo possono avere una buona validità, ma come siamo certi che determinate frasi vadano bene per tutti? Siamo persone diverse, reagiamo diversamente agli stimoli e che abbiamo bisogno di strumenti adatti alla propria personalità per avere dei risultati efficaci.

E’ un grande classico anche sentire parlare di emozione; il ragazzino si è emozionato e ha sbagliato, sono cose che capitano, col tempo si abituerà. Sicuramente il tempo lo aiuterà a farsi le ossa e magari non farà più errori stratosferici, tuttavia quella che viene chiamata emozione potrà condizionarlo sotto alti mille aspetti, spesso i risultati che otterrà in allenamento saranno sempre migliori rispetto a quelli che otterrà in gara.

La psicologia dello sport offre anche tante attività per le squadre, per esempio è importante sapere che dietro un passaggio sbagliato non ci può essere solo l’errore tecnico, ma anche un rapporto non consolidato con i compagni, oppure quando la squadra ha un andamento altalenante, è sempre importante considerare che non è solo il periodo o il calendario pesante ma potrebbe trattarsi di un calo di autoefficacia collettiva.

Questi sono solo alcuni esempi, il suggerimento è quello di rendere la mente una guida per il corpo, prima che questo commetta degli errori; saprete tutti che la nostra mente ha immense potenzialità, cerchiamo di utilizzarle!

Facebooktwittergoogle_pluspinterestmail