Motivatore sportivo, mental trainer o psicologo dello sport?

Schermata 1Avete mai sentito parlare di queste figure professionali? Le conoscete? Cercherò di fare un po’ di chiarezza per spiegarvi la differenza che intercorre tra questi diversi ruoli, potrete così scegliere quale si addice maggiormente al vostro caso. Partiamo con la distinzione di base:

Psicologo dello sport, è laureato in psicologia, ed ha conseguito una specializzazione tramite master o corsi in psicologia sportiva. Lo psicologo (se psicoterapeuta) si occupa, a differenza delle altre figure, della patologia, della psicologia clinica, e dei disturbi mentali; pertanto, nel caso un atleta, oltre ad avere problemi a livello di prestazione sportiva, soffra di disturbi che vanno oltre questo ambito, può tranquillamente rivolgersi ad uno psicoterapeuta specializzato anche in ambito sportivo. Naturalmente si occuperà anche di seguire atleti che non siano soggetti ad alcuna patologia o disturbo!
Di questi casi non si occupano assolutamente un motivatore o un mental trainer, poiché non ne possiedono la qualifica, come se vi visitasse un medico che non è un medico ma ha studiato da autodidatta, ci andreste?

Il mental trainer, mental coach, o esperto in psicologia dello sport, per svolgere la propria professione non è tenuto ad avere una laurea, tuttavia la può possedere in un ambito che non sia quello della psicologia. Solitamente si tratta di preparatori atletici, allenatori, ex atleti, laureati in scienze motorie, o laureati in altri settori, che hanno frequentato corsi di psicologia dello sport.

La differenza dunque?
Come già detto queste figure professionali non possono occuparsi di psicologia clinica, possono però seguire l’allenamento e la preparazione mentali degli atleti, aiutandoli a conoscere meglio i propri punti di forza e le aree di miglioramento mentali, in modo da poter impostare nella maniera corretta il modo di affrontare allenamenti e competizioni, e migliorare il rendimento. Il suo compito è quello di permettere all’interessato di esprimere la sua genialità. Spesso questa figura professionale, essendo ex atleta o allenatore sarà in grado di capire bene le sensazioni descritte dall’atleta durante gli incontri, e avrà sempre qualche consiglio da dare per esperienza diretta nel campo delle competizioni.

E il motivatore?
Avete presente, in particolare nelle squadre statunitensi, quella figura accanto all’atleta che parla, parla, parla e talvolta gli urla nell’orecchio prima di una gara?

Bene, a meno che non sia lo stesso allenatore, si tratta di un motivatore. Il motivatore, anche egli non psicologo, si occupa sempre di seguire gli atleti che non abbiano disturbi psicologici ma come suggerisce il nome, questa figura professionale si prefigge di stimolare la motivazione dell’atleta, cercando di dargli il giusto spirito, il giusto slancio per dare il meglio in gara.

Cosa cambia quindi?
La differenza importante tra motivatore e mental trainer (o esperto in psicologia sportiva) sta nel fatto che il motivatore va a risvegliare solamente la motivazione dell’atleta in questione, diversamente, il mental coach, accompagna l’atleta in un percorso di studio interiore delle proprie potenzialità, e lo aiuta tramite esercizi, tecniche e giochi a imparare a gestire le sue emozioni.

L’atleta è unico, e non tutti i casi hanno bisogno solo di motivazione o spinta, bisogna considerare la persona in tutti i suoi aspetti, conoscerla, e strutturare un percorso personale, che corrisponda esattamente alle sue caratteristiche, permettendogli successivamente di continuare a utilizzare le proprie risorse in autonomia.

E’ noto inoltre che lo stimolo del motivatore, con alcuni atleti abbia inizialmente particolare efficacia, ma poi con il passare del tempo si indebolisca. Gli aspetti da considerare quando si conduce l’atleta in un percorso di ottimizzazione della prestazione sportiva sono tantissimi, e la motivazione è una di queste, ma da sola non basta, per fare un esempio di questi fattori possiamo citare: la concentrazione, la gestione dell’energia, l’autoefficacia, le sensazioni fisiche, i ritmi fisiologici, il rapporto con l’allenatore, l’interazione con l’ambiente ecc…
Spesso il nome di motivatore e coach mentale vengono utilizzati come sinonimi, infatti spesso colui che si fa chiamare motivatore in realtà è un mental coach, assicuratevi di persona che il lavoro che svolge con l’atleta sia globale e non superficiale volto solamente allo stimolo della motivazione.

Riassumendo, a chi dovete rivolgervi?
In caso di sospetto o accertato disturbo psicologico associato a problemi sportivi, rivolgetevi ad uno psicologo dello sport, in caso invece di problemi nell’affrontare gare o allenamenti, o semplicemente per migliorare il vostro rendimento atletico potrete affidarvi all’aiuto, sempre di uno psicologo dello sport, o di un esperto in psicologia dello sport (mental coach) o ad un motivatore, ma prima valutate bene!

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