Psicologia dello sport per i giovani

Schermata 1La psicologia dello sport e l’allenamento mentale sono per tutti?
Certamente! Verrebbe da pensare che solo gli atleti di un certo spessore necessitino di preparazione mentale, oppure che sia una scienza applicabile soltanto agli adulti, del resto, che problemi può avere un bambino? Sbagliato! Vediamo perché!

Partiamo dagli atleti agonisti adulti, è una categoria molto selezionata, probabilmente alcuni sono professionisti. Sicuramente questo è l’ambito in cui la psicologia dello sport è maggiormente diffusa, tanti atleti si appoggiano al supporto di un allenatore mentale, perché quando il fisico è già super allenato e la tecnica è di alto livello, ciò che fa fare la differenza tra un primo posto e un secondo posto, quando si parla di un centimetro di differenza o un decimo di secondo di differenza, o di un movimento impercettibile, beh è proprio la tenuta mentale di gara.

Diffusa sì, ma forse non quanto verrebbe naturale pensare; è facile riscontrare un certo distacco da parte di molti atleti che temono questa scienza, o la ritengono inutile se non dannosa; ed è vero peccato in quanto forse non hanno capito che si tratta di una scienza costruita per dare loro solamente un beneficio.

Benefici di tante tipologie: come cercare di mantenere la forma e il livello tecnico sempre elevato e non cadere nei periodi di calo, o come affrontare un cambio allenatore. Oppure come spesso capita, insegnare all’atleta a non utilizzare frequenti scuse per i suoi anche piccoli insuccessi ma insegnargli a capire cosa lui stesso può fare per affrontare le diverse situazione e problematiche.

Passiamo invece in un altro mondo, quello degli atleti amatori. Come mai un adulto decide di praticare sport a livello amatoriale non competitivo? Le motivazioni potranno essere tante!

Dal mantenimento fisico, al divertimento, allo sfogo per lo stress, alla realizzazione personale, alla pura e semplice passione, o al ritrovo di un momento per stare con gli amici. Indubbiamente anche quando si fa sport a livello amatoriale nonostante magari il principio sia solamente quello di divertirsi, si prova sempre di raggiungere qualche risultato, come una vittoria, o una posizione favorevole in classifica, o comunque una crescita di livello personale o di squadra che sia. Le pretese in termini di successo pertanto sono nettamente inferiori rispetto a quelle di un atleta agonista/professionista, tuttavia gli obbiettivi ci sono sempre.

Come può intervenire quindi la psicologia dello sport?
Sicuramente potrà aiutare il gruppo, o il singolo, nell’impostare il proprio lavoro a partire da un obbiettivo, questo sarà il motivo trascinante dell’attività, e spesso, quando non è chiaro, o viene a mancare, o è diverso per tutti nel gruppo, causa un crollo della solidità di gruppo o della motivazione dell’atleta individuale. Un altro esempio potrebbe essere che quando i risultati sono scarsi in rapporto alle ore e all’intensità dell’allenamento e la preparazione diventa una forzatura, non più un divertimento, si perde fiducia in sé stessi e si cade nell’abbandono sportivo. Inoltre la probabile poca esperienza dell’atleta amatoriale sarà spesso motivo di sconforto, o per l’emozione inaspettata in situazioni competitive, o per la poca fiducia nelle proprie capacità, anche qui, la psicologia dello sport può intervenire con validi consigli, per aiutare a trarre veramente beneficio fisico e mentale dall’attività sportiva.

Invece cos’ha da offrire la psicologia sportiva ai bambini ed ai ragazzini?
Naturalmente tanti aiuti. Elencare tutto sarebbe troppo lungo e noioso, pertanto mi limiterò a fare qualche esempio. Nonostante venga spesso da pensare che i bambini non temano le gare e le partite, o che non sentano la pressione, è assolutamente il contrario, magari non lo danno a vedere ma sicuramente ne sono soggetti. Questo cosa può provocare? Al di là della qualità della prestazione che a livello giovanile non sempre è punto di interesse dell’allenatore, l’agitazione e l’emozione influiranno sul suo divertimento, sul rapporto con i compagni, sul rapporto con il genitore e con l’allenatore. I modi in cui può influire sono molteplici, potrebbe avere il desiderio di non effettuare affatto la gara o la partita, oppure potrebbe assumere un atteggiamento scontroso , oppure dà nausea, mal di testa! Proprio per la tenera età la psicologia dello sport vuole aiutare i ragazzini e i bambini a superare queste tensioni e lasciarsi andare al divertimento, alla gioia, che porteranno conseguentemente ad una buona prestazione. Non sarebbe inoltre utile educare fin da piccoli a cercare gli errori dentro di sé per migliorarsi anziché lasciare che se la prendano sempre con arbitro compagni e allenatore? Questo vale sia per una correttezza personale, sia per il fatto che discutere su certi aspetti è particolarmente deconcentrante e non aiuta per niente a migliorarsi. Altro argomento correlato ai giovani atleti è quello dell’educazione dei genitori, sarebbe infatti utile fornire sempre ai genitori degli atleti alcuni consigli su come trattare l’argomento sport in famiglia, ma di questo parlerò più avanti!

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