Psicologia dello sport: attivazione

Schermata 1Eccoci giunti all’ultimo articolo riguardante i fattori della S.F.E.R.A.®. In questo articolo parleremo del fattore A di Attivazione.

Attivazione significa essere pronti ad eseguire un determinato compito. Questo fattore risulta fondamentale sia in allenamento che in competizione, poiché l’atleta deve essere pronto fisicamente e mentalmente per poter imparare, migliorare, ed anche per poter gareggiare. Prendiamo in considerazione alcuni aspetti fondamentali che costituiscono l’attivazione dell’atleta. Un atleta attivato, ha un chiaro obiettivo davanti a se, è motivato a raggiungerlo con tutte le sue forze, è quasi impaziente di affrontare la sfida poiché ne trae piacere ed è carico di energia.

Possiamo riassumere con alcune parole chiave che abbiamo già incontrato negli articoli precedenti: obiettivo, motivazione, piacere ed energia; ecco gli ingredienti dell’attivazione, che devono essere necessariamente presenti prima di una competizione e perché no, prima di un allenamento.
È importante trovare ed eventualmente creare un rituale di attivazione, per permettere all’atleta di accendersi, come una lampadina, che gli consenta di passare da uno stato di normale attività ad uno stato di prontezza ad affrontare l’attività sportiva. Come si può fare? Innanzitutto si aiuta l’atleta a cercare di ripercorrere mentalmente i gesti che compie normalmente per esempio prima di una competizione e si ragiona insieme a lui su quale dei diversi passaggi gli crei un cambiamento nello stato fisico/mentale; successivamente si può aggiungere qualche gesto o modificare le abitudini per andare ad affinare questi passaggi. In questi ultimi si trovano le cause dei più comuni problemi di attivazione degli sportivi. C’è per esempio qualche atleta che si attiva troppo: attivarsi troppo significa sforare nell’ansia, nella preoccupazione, nel desiderio di fuggire e non affrontare affatto la sfida. Ci sono altri invece che hanno difficoltà nell’attivarsi, cioè incappano in svogliatezza, stanchezza, bassa motivazione e bassa concentrazione; oppure ad alcuni capita di attivarsi troppo presto, essere pronti alla sfida già diverse ore prima, arrivando poi al momento importante già stanchi ed esauriti. Per questo è importante studiare insieme all’atleta la sua fase pre gara per riconoscere ed eventualmente modificare insieme i suoi rituali.

Parlando di accensione è quindi d’obbligo parlare anche di spegnimento, perché spegnimento? Alla fine dell’allenamento è importante disattivarsi, ossia riportare corpo e mente allo stato di normale attività, questa fase può coincidere tranquillamente con la fase di defaticamento, come può essere la corsetta finale o per altri lo stretching, e unitamente a ciò è un’ottima abitudine quella che hanno le squadre di salutarsi con l’urlo di squadra, o per alcuni sport individuali il saluto finale all’allenatore.

È importante dare alla mente alcuni segnali conosciuti, chiari che questa impari a leggere come punti chiave di accensione e spegnimento, ciò renderà lo svolgimento delle attività sportive e quotidiane più semplice e ordinato, e faciliterà l’apprendimento delle nuove tecniche e tattiche studiate in allenamento.

È fondamentale inoltre per alcune discipline considerare l’alternanza di attivazione e disattivazione, perché come molti di voi sapranno in alcuni sport la gara non si svolge in maniera consecutiva concentrata in poche ore, bensì si diluisce nella durata di un’intera giornata e richiedono all’atleta di gareggiare più volte a distanza di minuti o anche diverse ore; diventa così basilare insegnare all’atleta ad essere pronto al momento giusto e a sapersi spegnere al termine di ogni fase per concedere a mente e corpo un adeguato riposo nell’intervallo.

Avendo già trattato di alcuni componenti dell’attivazione, cioè l’obiettivo e l’ energia, ora dedicherò qualche riga alla motivazione. La motivazione è il desiderio, il fuoco che muove l’atleta, è ciò che gli permette di sentir meno la fatica, di sopportare il dolore, di accettare i sacrifici, di fare rinunce; tutto ciò perché gli dà piacere, lo fa sentire felice e lo fa gioire. Senza questa, non si può affrontare neanche un corso base di qualsiasi sport, perché se una persona non ha ragioni che lo spingano a faticare, rinuncerà presto. Il calo di motivazione in generale o davanti alla competizione è una cosa molto comune negli atleti, ed è proprio compito del mental trainer aiutarlo a recuperarla. Sono cali fisiologici che possono essere dovuti a tantissimi aspetti, dal basso rendimento, alla poca soddisfazione, dalle discordie con compagni e allenatore, alla mancanza di stimoli, dai problemi fisici alle distrazioni della vita quotidiana. Anche in questo caso con l’atleta si può studiare la forma e la composizione della sua motivazione, trovarne i punti di forza e i punti deboli.
Immaginate di avere un piccolo interruttore che vi può accendere e spegnere, vi tornerebbe utile?

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