Allenatori e psicologia dello sport

Schermata 1Allenatori! Che splendido mestiere! Essere allenatore è qualcosa di magnifico! È una figura che racchiude tante persone, è un riferimento per tutti gli atleti, è un preparatore fisico, un tecnico, un educatore, un organizzatore di eventi, un maestro di vita e….tanto altro! Per i bambini, i ragazzi ma anche gli adulti è la figura che permette loro di avere un riferimento che non siano i professori scolastici o i capi al lavoro o i genitori. Come potrete dunque dedurre è un mestiere molto complicato, che richiede pazienza, studio, e spesso, perché no, supporto.

A volte si può avvalere di un vice allenatore, o si può appoggiare alla figura del capitano di una squadra, ma pensiamo a quante cose deve saper gestire contemporaneamente, dall’aspetto della preparazione fisica, a quella tecnica, a quella tattica, e spesso, si troverà immerso in situazioni pesanti in cui i rapporti tra gli atleti, o con la società o con i parenti degli atleti si incrinano, e ahimè tutto ciò lo dovrà pagare a livello di prestazione sportiva.

Molte società sportive collaborano, o comunque si avvalgono dell’aiuto di figure professionali legate all’attività sportiva, come il nutrizionista o il fisioterapista…

Perché non considerare l’idea di un appoggio di un esperto in psicologia sportiva?
Può capitare di avere degli atleti fisicamente e tecnicamente molto preparati, che però davanti alla competizione hanno le gambe che tremano e non riescono ad esprimere il loro talento. Egli potrà avvalersi di alcune formule magiche, frasi ad effetto, o tecniche apprese dal suo precedente allenatore o tramandate da alcune generazioni; ben vengano questi metodi, ma quanti poi si interessano di verificarne la funzionalità?

O quanti cercano di andare oltre e provare qualcosa di più studiato? Senza biasimare nessun allenatore, che comprendendo la difficoltà di essere multidisciplinari, probabilmente non hanno il tempo e la forza di studiare tecniche di ottimizzazione della prestazione sportiva, vorrei suggerire loro di cercare la collaborazione con un esperto in psicologia dello sport.

La situazione che si crea frequentemente è quella dell’allenatore che, comprensibilmente, si sente privato della propria autorità, si sente messo da parte o svalutato, quando gli si propone o peggio impone la presenza di un mental – trainer; comprensibile la sua reazione, perché l’allenatore in quanto tale si abitua a gestire contemporaneamente tutti gli aspetti compresi nella vita di un atleta e rischia di sentirsi sottrarre una parte importante del suo lavoro, quella più affettiva ed emozionale.
Tuttavia questa visione può essere completamente ribaltata, perché non percepirla come una collaborazione?
Il ruolo del preparatore mentale o dello psicologo dello sport è quello di lavorare nella stessa direzione dell’allenatore, di dargli qualche strumento in più per aiutare gli atleti a dare il meglio, senza naturalmente sforare nel campo non di propria competenza.

Il programma per gli atleti viene redatto insieme all’allenatore che esporrà quali sono i problemi, le difficoltà o cosa desidera migliorare, e insieme si studieranno tecniche o esercizi, e incontri fuori dagli allenamenti per lavorare insieme. Non si tratta solo di scrivere un programma da attuare, si tratta anche, mentre l’allenatore fa una seduta di allenamento, di osservare le dinamiche relazionali, dedicare 4 occhi anziché 2 ad un ambito ben preciso, che per quanto geniale sia il coach, potrebbe sfuggirgli qualche dettaglio.
L’allenatore perciò non viene privato di un lavoro, ha la possibilità di confrontarsi e di arricchire il proprio bagaglio culturale, e allo stesso tempo di dare e insegnare qualcosa alla figura professionale che si dedica all’aspetto psicologico.

L’esperto in psicologia sportiva saprà suggerire un linguaggio efficace da utilizzare con gli atleti, saprà dissimulare eventuali malumori presenti tra di loro, saprà aiutare un atleta infortunato a mantenere in esercizio la mente nonostante lo stop fisico, saprà migliorare la comunicazione tra lo staff, o anche solamente seguire un singolo atleta separatamente che ha qualche difficoltà a gestire le proprie emozioni; tutto ciò accordato e scelto in precedenza con l’allenatore che sarà informato (a rispetto del segreto professionale) dei metodi utilizzati per ottimizzare la prestazione sportiva di tale persona.

Ciò che rende ottimale questo tipo di collaborazione è la fiducia reciproca dell’allenatore con il mental-trainer, fiducia che si costruisce poi nel corso della collaborazione. E’ importante che ci sia il rispetto dei ruoli, che ognuno sappia stare al proprio posto e abbia l’umiltà di chiedere sempre informazioni e spiegazioni ammettendo di non conoscere l’ambito dell’altro al 100%; con questi ingredienti si potranno solo ottenere dei grandi risultati.

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