
Sono possibili varie modalità di contrazione in
base alla variazione di lunghezza del muscolo in relazione allo sforzo prodotto. Una contrazione seguita da accorciamento delle fibre viene chiamata "concentrica", si ha così il compimento di un lavoro che è il risultato del prodotto dell'accorciamento del muscolo per il peso applicato. Una contrazione che invece non è seguita da alcuna variazione di lunghezza del muscolo prende il nome di "isometrica", in tal caso non si ha lavoro ma solo lo sviluppo di forza. Nel caso di una contrazione "auxotonica" si ha una variazione di carco durante il movimento, generalmente in seguito ad una variazione del momento dovuto dalla variazione dell'angolo articolare. Un esempio può essere la contrazione del bicipite brachiale, nella quale variando l'angolo del gomito sia ha un differente grado di carico durante lo stesso movimento. Affrontiamo poi la contrazione "eccentrica" caratterizzata dall'allungamento del muscolo durante la contrazione; in pratica la forza prodotta dal muscolo non è in grado di sostenere il peso applicato e seppur in contrazione il muscolo si allunga. |
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assorbita da legamenti e parti
non contrattili del muscolo, nel tetano invece i primi impulsi produrranno energia
che verrà assorbita dagli elementi non contrattili per stirarsi e permettere
agli impulsi uccessivi di produrre sempre maggiore tensione fino a raggiungere
il suo massimo potenziale. Relazione tra tensione lunghezza e velocità La tensione massima di un muscolo è raggiunta col tetano, va però sottolineata l'importanza derivata dalla lunghezza del muscolo all'inizio della contrazione: infatti variando la lunghezza del muscolo e quindi delle relative unità contrattili (sarcomeri) varia anche il numero di ponti tra actina e miosina che si vanno a formare lungo la sezione di sovrapposizione tra i due filamenti. La lunghezza del muscolo che permette la maggiore sovrapposizione dei filamenti è così la lunghezza che è in grado di produrre la maggiore forza durante la contrazione. Tale lunghezza è definita come lunghezza di riposo, ovvero la lunghezza che il muscolo tende ad assumere durante il riposo. Per lunghezze inferiori o superiori alla lunghezza di riposo si verifica uno stato di scarsa sovrapposizione tra i filamenti, con conseguente formazione di pochi ponti energetici tra actina e miosina.La velocità inoltre fornisce un altro parametro variabile per lo sviluppo di forza; nel corso di una contrazione veloce ad esempio alcuni ponti tra actina e miosina vengono saltati con la conseguente perdita di forza, mentre nel caso di una contrazione lenta il numero di ponti tra actina e miosina è maggiore, si ha così uno sviluppo di maggiore tensione. |