Supercompensazione

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Nell’allenamento con i pesi, ma in linea generale per tutte le attività sportive, sussiste un importantissimo principio di recupero ed adattamento che se letto correttamente consente di programmare le sedute di allenamento per trarne il massimo dei benefici e non cadere nel sovrallenamento.

Vediamo di tracciare le linee generali del processo di supercompensazione.
Ogni attività fisica è di per se una forma di stress per l’organismo, durante un allenamento intenso l’organismo subisce passivamente lo stress di origine esterna a cui è sottoposto, al termine dell’attività però si attivano una serie di contromisure che non si limitano al semplice recupero ma ad un aumento della sua resistenza verso il fattore esterno che ha provocato lo stress.

L’allenamento ha dunque il fine di fornire degli stimoli esterni capaci di portare delle modificazioni adeguate dell’organismo che gli possano consentire di sopportare gli stress fisici con sempre maggiore disinvoltura, tale processo non si limita al semplice ripristino delle scorte energetiche e alla riparazione delle microlesioni del tessuto muscolare, ma provvede anche ad incrementare sia la quota energetica, ottimizzandone il rendimento tramite la variazione di attività enzimatiche e del numero dei mitocondri, sia variando il volume delle fibre contrattili, tutto ciò in previsione di una maggiore e futura tollerabilità. dell’evento.

La ripetizione dell’attività muscolare produce un effetto variabile in relazione all’intensità dello stimolo stressante precedente e alla durata del periodo che è trascorso tra i due eventi. Se l’intervallo tra le due sedute di allenamento è troppo basso, l’organismo è costretto a subire un evento stressante in condizioni non ottime in quanto si trova ancora nella fase di recupero, in tal caso il susseguirsi di allenamenti troppo ravvicinati ed intensi provoca un esaurimento, con evidenti cali della prestazione.

SupercompensazioneLa valida pianificazione delle sedute produce un successivo innalzamento della resistenza. E’ necessario quindi far trascorrere il giusto tempo di recupero tra le sedute, tale periodo non deve essere troppo lungo però per non superare lo stato di supercompensazione, si cerca quindi di sfruttare il ricordo che l’organismo possiede della seduta precedente, in tal caso sottoponendo l’organismo ad una nuova seduta ancora più intensa si avrà una risposta di adattamento ancora maggiore.

Gli effetti della supercompensazione sono molto complessi, le risposte pertanto sono ampliamente modulate dalla soggettività dell’atleta, in particolare condizione fisica e patrimonio genetico. Per tali motivi nella creazione di un valido ed efficace piano di allenamento si rende indispensabile la figura del personal trainer o personale medico che in base alle caratteristiche soggettive sapranno valutare i tempi e le intensità delle sedute.

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