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Massaggio: le manovre

Manovre del massaggioOgni manovra di massaggio per essere efficace deve rispondere a precisi parametri, analizzando il movimento delle mani nell’esecuzione di una manovra, si possono osservare tre distinte componenti di applicazione della forza sul tessuto connettivo che riceve l’azione: la pressione, la spinta e il ritmo.

La pressione, innanzitutto, si compone della forza esercitata dalla mano in modo perpendicolare rispetto al piano cutaneo.
La spinta, invece, è espressa dalla forza della mano, che viene utilizzata orizzontalmente sul tessuto connettivo nel movimento di scivolamento anteriore.
Il ritmo, infine, è determinato dalla ripetizione della stessa manovra con cadenza regolare e condiziona l’effetto del massaggio: quando è veloce stimola, se è blando rilassa.
Analizziamo ora le manovre fondamentali del massaggio classico in rapporto alle loro componenti:

In tal modo il massaggiatore è in grado di capire se la cute presenta qualche anomalia per la quale il massaggio non è indicato.

Questa manualità è comune alle innumerevoli tecniche di massaggio conosciute: dal massaggio tailandese a quello ayurvedico, al tui na cinese, alla riflessologia plantare e al massaggio connettivale. Lo sfregamento ha lo scopo di drenare la linfa e di favorire la circolazione venosa; per questo la manovra deve terminare sempre a livello dei linfonodi, dove si riduce notevolmente la pressione.
Lo sfregamento rappresenta una manovra basilare per il massaggio classico; essa può essere usata anche da sola per effettuare un intero massaggio su soggetti particolarmente deboli o molto anziani e in caso di gravidanza, dove è importante massaggiare gli arti inferiori, ma con manovre delicate.
Ciò vale anche nelle ipotesi di edema linfatico delle caviglie e di osteoporosi nella fase iniziale.

La pressione pura viene utilizzata spontaneamente da tutti coloro che subiscono una contusione: la prima cosa che fanno è di comprimersi la zona sofferente con la mano.
Questo gesto evoca un’immediata azione analgesica, attraverso l’inibizione della fibre sensitive, poste nel derma, deputate a segnalare il dolore.
La pressione pura, oltre a possedere un effetto analgesico, promuove il ritorno venoso in quanto, premendo sul vaso, si stimola il deflusso da quel punto in avanti.

La frizione è caratterizzata inoltre da un movimento circolare eseguito sul punto di applicazione della pressione: se esaminato esso presenta un semicerchio attivo – fase di pressione – e uno passivo, dove si interrompe la pressione.
La frizione, che esplica la sua azione nei tessuti profondi, è una manovra intensa, essa è impiegata per triturare e mobilizzare frammenti di cellule e prodotti della fatica stagnanti nei tessuti muscolari. Per questo la sua azione è molto valida nella risoluzione delle aderenze fibrosiche che si possono formare tra due tessuti adiacenti (ipoderma e muscolo) dopo eventi traumatici.