Le manovre del massaggio

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Ogni manovra di massaggio per essere efficace deve rispondere a precisi parametri, analizzando il movimento delle mani nell’esecuzione di una manovra, si possono osservare tre distinte componenti di applicazione della forza sul tessuto connettivo che riceve l’azione: la pressione, la spinta e il ritmo.

La pressione, innanzitutto, si compone della forza esercitata dalla mano in modo perpendicolare rispetto al piano cutaneo.
La spinta, invece, è espressa dalla forza della mano, che viene utilizzata orizzontalmente sul tessuto connettivo nel movimento di scivolamento anteriore.
Il ritmo, infine, è determinato dalla ripetizione della stessa manovra con cadenza regolare e condiziona l’effetto del massaggio: quando è veloce stimola, se è blando rilassa.
Analizziamo ora le manovre fondamentali del massaggio classico in rapporto alle loro componenti:

Sfioramento: nello sfioramento, che coinvolge esclusivamente l’epidermide, le mani del massaggiatore scivolano sulla pelle del soggetto accarezzandola; la pressione è inesistente, la spinta è massima e il ritmo è blando. Questa manovra, eseguita in apertura di seduta, è molto importante poiché calma e tranquillizza il massaggiato creando un primo contatto con l’operatore e ponendolo in una condizione di positiva recettività.
In tal modo il massaggiatore è in grado di capire se la cute presenta qualche anomalia per la quale il massaggio non è indicato.

Sfregamento: Nello sfregamento le mani del massaggiatore scivolano sul tessuto del massaggiato esercitando una pressione da 2 a 10 Kg. In questa manovra, la cui azione si esplica sul derma, la pressione e la spinta si equivalgono.
Questa manualità è comune alle innumerevoli tecniche di massaggio conosciute: dal massaggio tailandese a quello ayurvedico, al tui na cinese, alla riflessologia plantare e al massaggio connettivale. Lo sfregamento ha lo scopo di drenare la linfa e di favorire la circolazione venosa; per questo la manovra deve terminare sempre a livello dei linfonodi, dove si riduce notevolmente la pressione.
Lo sfregamento rappresenta una manovra basilare per il massaggio classico; essa può essere usata anche da sola per effettuare un intero massaggio su soggetti particolarmente deboli o molto anziani e in caso di gravidanza, dove è importante massaggiare gli arti inferiori, ma con manovre delicate.
Ciò vale anche nelle ipotesi di edema linfatico delle caviglie e di osteoporosi nella fase iniziale.

Pressione pura: Nella pressione pura la mano del massaggiatore è in appoggio sulla cute in forma statica, la pressione è massima e non esiste la spinta, poiché il ritmo è l’unica variabile della manovra. La forza esercitata può variare da 100 gr a 30 kg, in rapporto al risultato che si vuole ottenere. Il ritmo può oscillare da tre successioni in un minuto, utilizzando una pressione di 100 gr – come nella risoluzione di una contrattura – a sessanta al minuto applicando una forza di 30 kg, come nel caso del massaggio cardiaco.
La pressione pura viene utilizzata spontaneamente da tutti coloro che subiscono una contusione: la prima cosa che fanno è di comprimersi la zona sofferente con la mano.
Questo gesto evoca un’immediata azione analgesica, attraverso l’inibizione della fibre sensitive, poste nel derma, deputate a segnalare il dolore.
La pressione pura, oltre a possedere un effetto analgesico, promuove il ritorno venoso in quanto, premendo sul vaso, si stimola il deflusso da quel punto in avanti.

Frizione: mentre la mano del massaggiatore mantiene un contatto fisso con la zona della cute trattata, il tessuto connettivo risulta imprigionato tra due segmenti ossei, quello della mano e le ossa sottostanti. La pressione è massima, la spinta è nulla e il ritmo è rappresentato dal momento di pressione e dalla sua interruzione.
La frizione è caratterizzata inoltre da un movimento circolare eseguito sul punto di applicazione della pressione: se esaminato esso presenta un semicerchio attivo – fase di pressione – e uno passivo, dove si interrompe la pressione.
La frizione, che esplica la sua azione nei tessuti profondi, è una manovra intensa, essa è impiegata per triturare e mobilizzare frammenti di cellule e prodotti della fatica stagnanti nei tessuti muscolari. Per questo la sua azione è molto valida nella risoluzione delle aderenze fibrosiche che si possono formare tra due tessuti adiacenti (ipoderma e muscolo) dopo eventi traumatici.

Impastamento: ricorda il movimento eseguito per preparare la pasta fresca. Va eseguito lungo l’asse longitudinale di un segmento, può essere superficiale o profondo.
Percussione: è una serie di movimenti di caduta della mano sulla cute, la sua azione è rivolta al derma ed è stimolante, induce la vasodilatazione dei tessuti, eccita le fibre nervose e prepara il muscolo alla contrazione.
Vibrazione:si esegue appoggiando la parte apicale dei dito su un punto e producendo una vibrazione che dal gomito attraversa il polso e le dita, raggiungendo poi il tessuto connettivo interessati. E’ una manovra molto intensa e molto efficace per il dolore, in quanto ha un’azione analgesica e sedativa.

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